La Val d’Orsigna – parliamone

E per parlarne è forse meglio riprendere quanto scritto da Tiziano Terzani nel suo “In Asia”.

“ORSIGNA, 806 METRI SUL LIVELLO DEL MARE, dice il cartello all’inizio del paese. Firenze è a soli 75 chilometri di distanza, ma la strada che oggi arriva quassù non va da nessun’altra parte e bisogna conoscere il segreto d’una curva sulla vecchia, ottusa Porrettana per vedersi aprire, inaspettata, ogni volta come riscoperta, questa valle ariosa in un semicerchio di monti i cui colori marcano il passar delle stagioni”.

La valle pressochè abbandonata dai residenti a partire dagli anni 50 dello scorso millennio e dimenticata dagli stessi fino agli anni 80 sta rinascendo, anzi è rinata nella memoria dei vecchi residenti, memoria o meglio radici che hanno trasferito ai loro figli e nipoti che hanno restaurato le vecchie case, risistemato i terreni circostanti per poter ogni tanto tornare a ritrovare i piaceri ed il gusto di vivere lontano dalla “pazza folla” della pianura. La forza della memoria ha fatto sì che sul finire dello scorso millennio sono iniziati i lavori di restauro di due Molini, di tutte le Edicole “Verginine” sparse nei boschi, lungo i vecchi sentieri che univano le oltre 30 borgate, è di nuovo iniziata la raccolta delle castagne e la produzione della farina e incredibile, ma vero, si sono rifatte le carbonaie così come venivano fatte dai vecchi carbonai della valle.

Venire in Val d’Orsigna significa ritrovare un territorio dove si può trascorrere il tempo senza l’affanno dell’orologio, ben sostituito dai rintocchi delle campane, senza qualsivoglia inquinamento e soprattutto immersi nella natura che resta ancora oggi l’unica fonte di vita. Un’atmosfera che Tiziano Terzani descrive così:

“I cinesi hanno una bella espressione per descrivere io come vivevo, e ancora vivo: =Guardare i fiori dall’alto di un cavallo=. Proprio così: in venticinque anni d’Asia ho visto tanti fiori, a volte straordinari, grandi, ma dall’alto di un cavallo, sempre di corsa, sempre a distanza, senza troppo tempo per soffermarmici. Gli Orsignani hanno visto pochi fiori, forse piccoli, ma ci sono stati accanto, li hanno visti sbocciare, crescere, morire. E di quello straordinario ciclo di vita son diventati esperti. E liberi anche dalla morte.

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