La Chiesa

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Nella storia di paesi e di zone abitate, ci sono momenti e avvenimenti che segnano decisamente la vita sociale ed aiutano a capire anche le vicende attuali.

Nel 1782 il 2 di Ottobre il Vescovo di Pistoia, Scipione de Ricci, costituisce 11 Parrocchie nel territorio montano. A testimonianza di questo, il Vescovo in seguito ad una sua visita pastorale, informa il “Serenissimo Real Sovrano” Granduca di Toscana il quale approva la costituzione delle nuove Parrocchie con “Lettera del regio diritto” del 29 Agosto 1785.

A Orsigna esisteva già un Oratorio che viene quindi elevato a “Chiesa Parrocchiale perpetua ed inamovibile” assegnandole come Patrono San ATANASIO santo vissuto dal 295 al 373. L’oratorio di Orsigna che era ubicato in Borgata Le Volti venne dismesso e venne quindi costruita l’attuale Chiesa con la partecipazione attiva di tutto il popolo, 400 anime, che sotto la guida spirituale dell’allora Parroco Don Antonio LISINI, 1788-1801, scendeva, “dopo aver compiuto gli atti di religione”, processionalmente fino al fiume, e qui “caricarsi di materiale, secondo la forza di ciascuno”.

“e dalla chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Pracchia separiamo e dismembriamo l’Oratorio di San Antonio alle Volte alias l’Orsigna col territorio intorno rispettivamente adiacente, dando il titolo di San Atanasio all’Orsigna; volendo che sia di libera collocazione come le altre fondate con questo decreto” Dato in Pistoia dal palazzo Vescovile questo dì 2 Ottobre 1785 Scipione Vescovo di Pistoia e Prato

Don Guido LENZINI Canonico Rettore della Parrocchia dal 1936 al 1938 descrive così la valle:

“ Le numerose borgate sono sparse o lungo il fiume, o annidate sugli erti e verdi fianchi della vallata. Così, movendo dalla Chiesa, se tu segui il corso del fiume, dal basso letto sassoso, che si apre in certi punti in ampie e silenziose largure, tu arrivi, dopo breve cammino, ai “LAVACCHINI”, nascosto in una folta selva di castagni secolari, garrulo di acque perenni. Continuando il cammino per comoda mulattiera, lasci sulla tua destra “CASE SANTINI” e trovi “CASA CORRIERI” che amena spicca fra i prati e i campi e, vigila sulla vallata. Se invece tu sali in alto verso Nord, ti trovi, dopo non breve e facile cammino, a “CASA MORETTO” (Mt.981), a “CASA CUCCIANI” (Mt.1027), a “CASA ALDRIA” (Mt.1030) e a “PAOLUCCIO” (Mt.1100) che ti ricordano i villaggi alpini ombreggiati come sono da vigorosi faggi, circondati da vaste praterie, rallegrati dal sommesso mormorio di fresche polle. Chi si dirige verso Sud , attraversando castagneti secolari, dalle opache ombre riposanti, arriva assai comodamente a “CASA SANDRELLA” (Mt.930), una delle più popolose borgate, che si distingue per il suo attaccamento alla Chiesa; di qui, in breve, giungi a “CASA COLONNA” (Mt.939) e a “CASA FAGNONI” situata in un ameno ripiano, da cui lo sguardo spazia libero per l’ampio orizzonte, fino alla pianura di Pistoia che si intravede lontana fra l’apertura dei monti. Ma se varchi il torrente e ti inerpichi con buoni garretti e buoni polmoni per l’opposta costa, guadagnato che tu abbia “CASI RICCIO” (Mt.985), puoi assai comodamente andare costeggiando e passare per il “CASTELLO” (Mt.975). il “GORAIO” (Mt.909), “QUADRANO”, “CASA BOTTO” (Mt.832) e poi per la “MENTA” e per le “BIANCANE” scendere al ponte (Mt.700), che segna il confine della Provincia, del Comune e della Parrocchia.

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Il 15 Maggio 2009 sono iniziati i lavori di restauro della chiesa. Al 21 agosto2009 lo stato di avanzamento dei lavori è questo:

E’stato iniziato il lavoro di restauro delle decorazioni portando a termine la loro scopertura ed eseguendo nello stesso tempo rifacimenti di buchi di intonaco e stuccature a buchi e crepe, mentre nel 2006 ne era stata fatta un’esecuzione sommaria. I lavori sono cominciati dalla parte più deteriorata e precisamente dal lato del campanile dove le infiltrazioni di umidità dal tetto avevano logorato l’intonaco, causandone lo sgretolamento e la caduta. E’stato necessario raschiare vecchie imbiancature e rimuovere rifacimenti di intonaco, fatti con malte cementizie che impedivano la giusta traspirazione e trattenevano umidità. A causa di questo sgretolamento dell’intonaco si è avuta la perdita della pittura che al di fuori di un motivo architettonico sulla sinistra in alto è totale. Probabilmente in quella parte doveva essere rappresentato San Pietro in contrapposizione a San Paolo posto di fronte sul lato opposto. In questa parte si è dovuto rifare l’arriccio utilizzando rena grossa nella prima passata per poter riempire gli spazi vuoti più profondi e rena media nella seconda passata per poter uniformare il tutto. Nell’eseguire l’intonaco steso con spatola grande e lisciato con mestolina, si è tentato di avvicinarsi alla materia originale in modo tale da non creare squilibri. Dopo di che è stata eseguita, nella parte opposta, la raschiatura eliminando i finti marmi sotto le travi del tetto che ricoprivano il motivo originale dell’architettura, i rifacimenti sulla figura di San Paolo e la vecchia imbiancatura in maniera corretta e precisa. Dopo aver ultimato la pulitura con un lavaggio accurato, sopra l’altare neoclassico è affiorato, non visibile dal basso, un frammento di un motivo floreale che doveva continuare proprio dietro l’altare. Dopo aver pulito le stuccature nelle parti sgretolate, è stata stuccata anche una fascia lunga che verticalmente taglia il braccio sinistro della figura, fatta precedentemente con malta cementizia impossibile da togliere per evitare di compromettere la pittura. Sono stati usati materiali idonei alla conformazione delle pareti, come la calce del Brenta che permette maggiore aderenza quando il fondo è liscio. Successivamente si è iniziato a lavorare sulla parete dietro all’altare che presentava, escluso la parte centrale, alcuni sgretolamenti e grosse crepe, causati da infiltrazioni di umidità dal tetto. In una zona dell’insieme, dove vi era un rigonfiamento, è stato ricostruito con frammenti di mattoni e pietre, il muro che presentava due vuoti di cm. 20 x 10 circa. La parte più deteriorata si è presentata la zona dietro la balaustra perché infiltrazioni di umidità dal tetto dal tetto e dalla finestra avevano causato lo sgretolamento dell’intonaco e in una parte il muro non combaciava con la soglia, per cui è stato necessario ricostruire il muro e con un mastice ricollegare i due pezzi della soglia. Si sono resi visibili dei segni, però non ben identificabili e del colore del fondo verde chiaro è rimasto poco mentre nello sguancio della finestra si ritrovano i segni di una riquadratura che si ritrovano anche nelle altre due finestre. A 2, 20 m. di altezza i pilastri poggiano su un cornicione che chiude l’architettura e più in basso sotto il cornicione c’era un rifacimento con fascia beige un po’ocra che chiudeva riquadri con finto marmo verdi. Nel pannello centrale su un fondo verde è rappresentato S. Gerolamo in atto di penitenza che prima era ricoperto, come il teschio e il leone, da ridipinture molto simili a una sinopia quattrocentesca. Nella scena dove è rappresentato S. Giovanni Battista, nella parete opposta, si doveva togliere le ridipinture e al di sotto è apparso il disegno originale, probabilmente le ridipinture risalgono a quando alla parete fu dato il colore grigio. Infine è stata scoperta la parte sud est che è meno danneggiata da infiltrazioni di umidità e in corrispondenza delle crepe e dei vuoti sono state fatte iniezioni con calce e resina per riempire i vuoti sotto l’arriccio. Il restauratore, Roberto Venturi